Il tango è per entrambi i partner paragonabile ad una
scatola piena di sorprese. Tra queste scopriamo:
1. L’intimità. Il tango propone
un’esperienza di intimità, dovuta al fatto che si balla abbracciati e
improvvisando, il che comporta un’intesa con il partner e un’interazione tra le
reciproche sensibilità.
2. L’improvvisazione che richiede concentrazione e
connessione tra i due partner.
3. La musica che prevede molte varianti
orchestrali. Ogni tango è un pezzo unico - siamo obbligati a ballare
interpretando questa differenza. Il tango non è un ballo standard Nel ballo
standard le coreografie sono prestabilite. Quando si sa quello che si deve fare
l’emozione molte volte proviene dal saper praticare nuove figure. Il tango fa
invece appello a quel tratto personale che è in ciascuno di noi, diverso da
quello del nostro vicino. Anche il semplice camminare nel ballo può rivelarsi
un’esperienza di emozione, perché si cammina vibrando con la musica e insieme al
corpo del partner.
E' questa caratteristica del ballo del tango che voglio
sottolineare in questa presentazione. I due luoghi classici per ballare il tango
sono il palcoscenico – laddove si realizza uno spettacolo o un’esibizione – e la
pista da ballo, la sala, la milonga, dove il ballo è visto invece come incontro
sociale. Si conosce un’ampia varietà di stili nel ballo del tango. Essi appaiono
e spariscono nel tempo, perché il tango è qualcosa di vivo che cambia e si
perfeziona. Vi è comunque una netta differenza, anche se molti non la
percepiscono, tra il tango per lo spettacolo e il tango dalla sala da ballo, del
salón. Non sono necessariamente stili diversi di tango ma per essere ballato in
luoghi diversi il tango deve però adattarsi.
Sul palcoscenico i ballerini sono
protagonisti esclusivi e desiderano essere ammirati e applauditi per il loro
ballo. Sulla pista, invece, tutti i ballerini sono protagonisti e ciascuno di
essi desidera essere apprezzato soprattutto dal partner. Sul palcoscenico lo
spazio è più ampio, perché i ballerini sono soli e possono muoversi eseguendo
passi lunghi e movimenti complessi, senza il timore di urtare o colpire
qualcuno. Inoltre, i movimenti devono essere più evidenti perché si vedano bene.
Nella pista, nella milonga, invece, lo spazio è limitato e deve essere condiviso con le altre
coppie. Ci vuole rispetto reciproco per poter ballare. Il tango si fa allora più
intimo. L'intimità che si riesce ad acquisire nella comunicazione del ballo è,
innanzitutto, uno atteggiamento culturale. Quella capacità di contatto corporeo
con l'altro è quel che risulta più difficile da raggiungere in alcuni casi. In
certe culture lo sviluppo dei balli standard è frequente. Il divertimento e
simile ai balli delle sale dei palazzi aristocratici dove si ballava il minuetto
o danze gravi. I corpi si incontravano sporadicamente, si allacciavano e si
scioglievano. Tutti sapevano quello che dovevano fare.
Il tango dell’ascolto
Il
tango che si balla nelle ‘milongas’, diverso dal ballo standard, è quello che
chiamo il tango dell’ascolto. Il tango prevede l’ascolto dell'altro, dell'altro
corpo, della sensibilità dell'altro. Questa caratterizzazione ci permette
pensare nel setting psicoanalitico, dove l’ascolto è il protagonista. La
differenza è che non si tratta di parole, ma di corpi. E in questo senso vi è
una certa difficoltà, perché non siamo abituati ad ascoltare il nostro corpo,
per non parlare della difficoltà ulteriore di ascoltare il corpo di un altro.
Anche il rapporto con il proprio corpo non è dato per scontato. Anche se
possiamo pensare che ci appartenga, il corpo si comporta spesso come un vero
estraneo. Questo corpo che non sappiamo se lo ‘abbiamo’ o se ‘siamo’ un corpo.
Questo ascolto è un ascolto che si prepara a partire da un linguaggio comune che
si apprende. Come quando se impara una lingua straniera. Ci sono persone che non
parlano bene una lingua, ma desiderando comunicare riescono a farlo. Altri hanno
perfetta gestione di una lingua, ma non hanno nulla da dire. Come nella pratica
psicoanalitica nel tango ogni persona si ascolta nella sua singolarità. La
psicoanalisi non è una pratica terapeutica standard, sulla base di un modo
generale di pensare al soggetto. Credo che non sia un caso che il tango sia
stato inventato a Buenos Aires e che Buenos Aires sia una delle capitali nel
mondo della psicoanalisi. Abbiamo la più alta percentuale al mondo di
psicoanalisti per numero di abitanti. Molto rapidamente, perché questo sarebbe
un tema da approfondire, ci sono alcuni tratti culturali che possono essere
riconosciuti in entrambi, il tango e la psicoanalisi: il coinvolgimento del
soggetto nella sua singolarità. Il porteño (abitanti della città di Buenos
Aires) non è molto appassionato di balli standard. In vece, nel tango mette in
scena un forte desiderio soggettivo. Agli argentini piace la conversazione,
l’ascolto. I caffè di Buenos Aires sono la dimostrazione di questo bisogno di
parlare con l’altro, sempre. Di intimità nella conversazione, parliamo di cose
profonde della vita. Come nel tango. Abbiamo bisogno dell’altro e di uno scambio
intimo con lui. Per Borges il tango (lo chiama ‘milonga’) è un modo argentino di
conversare e di completare l’altra passione argentina che è l’amicizia.
Nell’amicizia e nel tango il nucleo è la conversazione. Non possiamo dire che
nel dispositivo psicoanalitico si tratti specificamente di una conversazione;
tuttavia, si tratta certamente di ascoltare l’altro.
Possiamo quindi aggiungere
la psicoanalisi agli altri due “luoghi” dove si gioca ciò che Borges chiama la
“conversación argentina”: L’amicizia, il tango e la psicoanalisi.
Vi sono molti
corpi nel tango.
1. Uno è il corpo della competenza, della rivalità con altri
corpi, altre persone. È un corpo frenetico che deve realizzare coreografie
complesse per dimostrare abilità. Si tratta di essere il migliore.
2. C’è il
corpo della difficoltà, per esempio, quello relativo alle difficoltà generate
dal Parkinson, a cui il tango offre la possibilità di incontrare il piacere
anche quando il corpo non risponde come un tempo. L’esperienza del ballo del
tango mette in azione l’immagine del proprio corpo e l’idea che si ha delle
proprie potenzialità nel ballo. Lavorare su questi aspetti può modificare il
modo di stare con il proprio corpo e la raffigurazione mentale che di esso si
ha.
3. C’è il ‘corpo magnificò’, quello della danza, e delle destrezze. Il
piacere che offre l’intrecciarsi senza bloccarsi. Si tratta di corpi a rischio,
a rischio di coincidere, di non intendersi, di non poter ballare
4. C’è il corpo
dell’immagine. Per la bellezza dei suoi movimenti e il suo carattere complesso
il tango si offre allo sguardo e all’ammirazione. Il piacere di esibirsi e la
contemplazione dei corpi. Qui può annidarsi l’eccesso in quanto si sviluppa uno
sguardo che seleziona i corpi più belli, i più seducenti e ciò produce una
segregazione dei corpi. Per questa ragione il tango nella milonga è più
‘democratico’ e generoso con tutti i corpi. L’unica premessa è il desiderio di
ballare. Per ballare abbiamo bisogno di un corpo che abbia voglia di ballare e
che possa farlo. Attraverso il ballo cerchiamo il piacere e il corpo ne è il
mezzo, ma anche il fine, perché la soddisfazione che otteniamo è per sua natura
tanto fisica quanto psichica.
Nella cultura occidentale, cioè, le attività
fisiche hanno sempre avuto un apprezzamento minore di quelle intellettuali. In
questi ultimi tempi si sta ricominciando a privilegiare il corpo, ma spesso come
‘macchina’. Il corpo è debole, fragile, vulnerabile. Il simbolico nell’uomo ha
consentito di distaccarsi dai limiti della fisiologia e delle sue necessità. C’è
il corpo che limita, soffre e sogna l’eternità perché non la possiede. Occorre
sviluppare il corpo, ma non solo nelle sue funzioni propriamente fisiche. Alcune
attività fisiche sembrano privilegiare un corpo senza psiche. Tali attività
ambiscono a un corpo-macchina, che non è altro che un corpo solitario. C’è un
altro corpo che va oltre le proprie funzioni strettamente fisiologiche e vitali,
un corpo che gode al di là della propria corretta alimentazione e che può
soffrire benché le sue necessità vengano soddisfatte. Il ballo, se non è un
esercizio meccanico, è una fonte di godimento. Il tango – che ci obbliga a
connetterci strettamente con il partner in tutta la sua complessità e – è
un’esperienza di piacere legata all’incontro con l’altro, all’estetica del
movimento e alla relazione con la musica. In un mondo nel quale sempre più la
relazione con l’altro sceglie il video quale intermediario, il contatto diretto
con il corpo dell’altro, senza parole, è diventata un’esperienza se non rara,
poco frequente. Il predominio dell’immagine invade la nostra vita quotidiana –
immagini di tutti i tipi, anche del corpo. La tecnologia che può modificare
l’immagine del corpo fa si che anche il tango formi parte di questo universo: il
corpo deve essere (o apparire) giovane, bello, snello.
Presentazione di Lidia
Ferrari: “I corpi del tango”.
Evento: Psicoanalisi e Danza. Tango argentino e
corpo parlante.
Organizzato per la SLP, Scuola Lacaniana di Psicoanalisi,
Segretaria Venezia (AMP) nel Centro Culturale Candiani, Venezia Mestre. 2
Dicembre 2016
Programma:
- La danza, il corpo, il ritmo / Francesca Duro,
psicoanalista
- Tra passione e etica / Brigitte Laffay, psicoanalista
- I corpi
del tango / Lidia Ferrari, psicoanalista
Performance con ballerini di tango
argentino
Direzione artistica: Lidia Ferrari, maestra di tango argentino
Lidia
Ferrari è autrice dei libri:
- Tango. I segreti di un ballo. Gremese, Roma, 2013
- Tango. Les secrets d’une danse. Gremese, Roma, 2013
- Tango. Arte y misterio
de un baile. Corregidor, Buenos Aires, 2011
- El baile del tango y sus secretos.
Corregidor, Buenos Aires, 2014

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